Dopo quasi due decenni, la finalizzazione dell’accordo di libero scambio rappresenta una svolta nei rapporti strategici bilaterali. Ora firma e ratifica, con alcuni nodi da sciogliere.
ISPI ETS (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale Ente del Terzo Settore)
L’avvicinamento tra Unione europea (UE) e India risale al 2007, quando furono inaugurati i negoziati per un accordo commerciale bilaterale. Le trattative si sono concluse il 27 gennaio 2026, in occasione del vertice UE-India tenutosi a New Delhi. Nel definirlo come la “madre di tutti gli accordi“, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sottolineato come esso rappresenti l’inizio di una relazione strategica tra il blocco comunitario e il Paese asiatico destinata a rafforzarsi nel tempo. Dal canto suo, il primo ministro indiano Narendra Modi lo ha definito “storico”, nonché “il più grande accordo di libero scambio dell’India”.
Il lungo iter dell’accordo
Come già ricordato, sono serviti quasi due decenni per arrivare alla finalizzazione dell’accordo. La ragione del lungo ritardo è stata principalmente lo stallo dei negoziati nel 2013, che li ha bloccati fino alla ripresa nel 2022. Il contesto negoziale, per l’UE e per l’India, è cambiato in modo significativo tra il 2016 e il 2022. Diversi fattori hanno contribuito a questo mutamento: l’uscita del Regno Unito dall’UE a causa di Brexit; l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti; lo scoppio della pandemia di COVID-19; l’intensificarsi della competizione tra USA e Cina. A questi, altri fattori rilevanti hanno influenzato il contesto dell’accordo UE-India, come la crisi sistemica dell’Organizzazione mondiale del commercio, la rapida accelerazione del processo di digitalizzazione e l’aggravarsi degli effetti del cambiamento climatico globale.
Dopo la ripresa dei negoziati i colloqui sono stati accelerati con l’obiettivo di concluderli entro la fine del 2023. Si trattava chiaramente di un traguardo ambizioso, che non è stato raggiunto. Il ritmo delle trattative è stato accelerato in modo significativo dopo la visita in India, nel febbraio 2025, di von der Leyen e del Collegio dei commissari europei. I leader di entrambe le parti si sono impegnati a chiudere l’accordo nel corso dell’anno. Il forte impegno politico per la conclusione dell’accordo, unito all’urgenza mostrata dai negoziatori commerciali su entrambi i fronti, ha condotto alla sua effettiva finalizzazione.
Sicurezza economica al centro dell’agenda
Il significato economico dell’accordo va letto non solo alla luce dell’atteso incremento degli scambi bilaterali, ma anche della sicurezza economica che garantisce sia all’UE che all’India. La dichiarazione dei leader diffusa durante la visita di von der Leyen in India nel febbraio 2025 aveva richiamato una serie di questioni da approfondire in seno al Consiglio UE-India per il Commercio e la tecnologia, tra cui la sicurezza economica.
L’accordo di libero scambio ha puntato a rafforzare la sicurezza economica su entrambi i fronti attraverso una serie di decisioni complementari, come il riconoscimento delle rispettive “linee rosse” negoziali per la salvaguardia dei settori agricoli sensibili. Per l’UE, infatti, zucchero, riso, grano, carne bovina e pollame restano protetti da dazi, e altrettanto accade in India, dove rimangono protetti lattiero-caseario, cereali e pollame.
Continuare a tutelare con dazi i settori agricoli sensibili può apparire una strategia prudente e poco ambiziosa. Nessuna delle due parti, tuttavia, era disposta a mettere a rischio la sicurezza economica degli agricoltori in una fase in cui le esportazioni agricole verso gli Stati Uniti si confrontano con barriere tariffarie più elevate. Qualsiasi sforzo di riduzione dei dazi in questi settori avrebbe inoltre potuto alimentare un forte malcontento politico, alla luce delle contestazioni emerse sull’accordo di libero scambio dell’UE con il Mercosur e sull’intesa commerciale dell’India con gli Stati Uniti.
I vantaggi nell’accesso ai mercati
In altri ambiti entrambe le parti hanno ottenuto concessioni rilevanti per settori strategici. Per l’India, settori esportatori ad alta intensità di manodopera, come tessile, abbigliamento, prodotti ittici, articoli in pelle, gemme e gioielli, beneficeranno di un accesso immediato al mercato europeo a dazio zero con l’entrata in vigore dell’accordo. Per l’UE, i settori che godranno di un accesso più ampio al mercato indiano saranno automobili e parti, vino, superalcolici, birra, alimenti processati, macchinari e cosmetici. In alcuni comparti la riduzione tariffaria avverrà gradualmente per consentire ai produttori nazionali di adattarsi alla concorrenza delle importazioni di stessi beni.
Inoltre, entrambe le parti prevedono benefici significativi dall’espansione del commercio di servizi. Oggi l’interscambio tra UE e India in questo segmento si aggira intorno ai 60 miliardi di euro (71 miliardi di dollari), circa la metà del commercio bilaterale di beni, pari a 120 miliardi di euro (142 miliardi di dollari). Ci si aspetta un ampliamento significativo in vari comparti dei servizi, soprattutto in IT, servizi professionali, istruzione, telecomunicazioni, servizi marittimi, finanziari e ambientali. Nel complesso, gli scambi di servizi dovrebbero aumentare ulteriormente grazie alle disposizioni sul commercio digitale. Tra quelle più rilevanti figurano regole a tutela del codice sorgente dei software, le funzionalità per i consumatori online e la gestione dei danni causati dallo spam. In aggiunta, un’intesa separata sulla mobilità, che le parti dovranno definire per facilitare la circolazione temporanea dei professionisti qualificati, dovrebbe consentire un’ulteriore espansione degli scambi di servizi.
Un elevato significato strategico
Un accordo di libero scambio tra UE e India dà vita a un mercato integrato di circa 25mila miliardi di dollari di PIL e 2 miliardi di persone. Ciò equivale a circa un quarto dell’economia mondiale e un quarto della popolazione globale, lasciando pochi dubbi sulla portata enorme dell’intesa. L’area di libero scambio creata dall’accordo genererà una significativa attività economica man mano che prenderà forma. Oltre alla dimensione economica, l’accordo costituisce un segnale forte della fiducia reciproca tra due dei principali attori strategici globali e del loro impegno a favore di un commercio fondato su regole condivise. Il messaggio conferma anche la capacità del Nord globale e del Sud globale di cooperare su regole comuni per gli scambi.
Le prospettive future dell’accordo
Guardando avanti, restano da affrontare alcune questioni, quali la preparazione del testo giuridico e la ratifica da parte dei parlamenti indiano ed europeo. La preparazione del testo giuridico, o legal scrubbing, è decisiva per la buona riuscita di un accordo di libero scambio in quanto ne assicura chiarezza e fruibilità operativa per le imprese di entrambe le parti. Pur richiedendo alcuni mesi, potrebbe servire più tempo per le ratifiche legislative su entrambi i fronti. È essenziale che i negoziatori e le leadership politiche garantiscano che lo slancio e la determinazione profusi nella conclusione dell’accordo si riflettano anche nella redazione finale e nell’attuazione.
Su alcuni temi l’accordo è per ora più limitato di quanto ci si aspettasse. Non include ancora capitoli su appalti pubblici e investimenti. L’esclusione degli appalti pubblici appare sorprendente, soprattutto perché l’accordo di libero scambio tra India e Regno Unito concluso lo scorso anno prevede impegni reciproci sulle procedure di gara. L’omissione del capitolo sugli investimenti può invece spiegarsi con il fatto che i due partner stanno lavorando in parallelo a un accordo sugli investimenti. Un rapido avanzamento su quest’ultimo è importante per dare impulso agli investimenti legati all’interscambio.
Non vi è alcun riferimento a come verrà gestita la questione controversa relativa al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM). L’assenza di qualsiasi riferimento al CBAM suggerisce che le esportazioni indiane sensibili a questo meccanismo continueranno a essere tassate alle frontiere dell’UE. Parallelamente, non è chiaro se le leggi indiane sulla protezione dei dati siano allineate al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) e se l’India possa essere trattata come un “territorio sicuro” per i dati. Sia il CBAM sia la sicurezza dei dati devono essere affrontati per massimizzare i benefici dell’accordo.
Ciò nonostante, la conclusione dell’accordo merita di essere celebrata come un traguardo e come la smentita delle previsioni più scettiche. È il risultato di una determinazione politica e di un rigore negoziale che ne hanno reso possibile il compimento.
La versione originale in inglese dell’articolo è accessibile a questo link.

