Crisi in Medio Oriente e trasporti marittimi: impatti su rotte, noli e catene logistiche

L’escalation militare tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra ha riportato forte instabilità nei traffici marittimi globali, colpendo alcune delle principali arterie del commercio internazionale.

In particolare, le tensioni nell’area del Golfo Persico e del Mar Rosso stanno limitando l’operatività di due passaggi strategici per la navigazione: lo Stretto di Hormuz, accesso al Golfo Persico, e il Canale di Suez, collegamento fondamentale tra Asia ed Europa.

La combinazione di queste criticità sta costringendo numerose compagnie di navigazione a riorganizzare le rotte, con conseguenze dirette sui tempi di transito, sui costi operativi e sull’equilibrio delle catene di approvvigionamento globali.

Due chokepoint strategici sotto pressione

L’avvio delle operazioni militari a fine febbraio ha avuto effetti immediati sul traffico marittimo. Nei primi giorni di crisi, oltre 170 portacontainer risultavano ferme nel Golfo Persico, per un volume stimato di circa 450.000 TEU, a causa delle limitazioni al transito nello Stretto di Hormuz.

Contemporaneamente, l’intensificarsi degli attacchi nel Mar Rosso ha spinto diversi grandi operatori dello shipping — tra cui MSC, CMA CGM, Hapag-Lloyd e Maersk — a sospendere o riorganizzare i servizi che attraversano l’area.

La conseguenza è un sistema logistico globale che si trova ad affrontare due colli di bottiglia simultanei, una situazione particolarmente critica per il commercio internazionale.

Congestione nei porti del Golfo e impatto sul mercato energetico

Le limitazioni al traffico hanno generato rapidamente congestione nei porti dell’area. All’inizio di marzo risultavano circa mille navi in attesa nelle zone di ancoraggio all’interno o in prossimità dello Stretto di Hormuz.

Una quota significativa di queste unità è impegnata nel trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto.

Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti uno dei passaggi più importanti per il mercato energetico mondiale: attraverso questo corridoio transita circa il 20% del petrolio e del GNL globale, con destinazione prevalente verso le economie asiatiche, tra cui Cina, Giappone, India e Corea del Sud.

Un’interruzione prolungata delle esportazioni energetiche dalla regione potrebbe avere effetti rilevanti sui prezzi delle materie prime e sull’equilibrio dei mercati globali.

Secondo diversi analisti, una crisi limitata nel tempo potrebbe essere riassorbita nell’arco di alcune settimane. Al contrario, una chiusura prolungata delle rotte energetiche potrebbe spingere il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile, con conseguenze su produzione industriale, costi energetici e inflazione.

Deviazione delle rotte e aumento dei costi di trasporto

Per evitare le aree di rischio, molte compagnie stanno deviando le proprie navi lungo la rotta che circumnaviga l’Africa passando dal Capo di Buona Speranza.

Questa soluzione comporta un allungamento dei tempi di navigazione compreso tra 10 e 14 giorni, oltre a un incremento significativo dei costi di carburante, stimato fino a circa 1 milione di dollari aggiuntivi per singolo viaggio.

Parallelamente, diversi operatori hanno introdotto sovrapprezzi legati al rischio operativo e al contesto geopolitico. Ad esempio, alcune compagnie hanno applicato war risk surcharge fino a 1.500 dollari per TEU sulle spedizioni da e verso il Golfo Persico.

Assicurazioni e rischio operativo

Un ulteriore elemento di pressione sui costi riguarda il settore assicurativo. Alcuni club assicurativi marittimi hanno iniziato a limitare o sospendere le coperture “war risk” per le navi dirette verso determinate aree del Golfo.

Questo scenario costringe gli armatori a valutare attentamente le proprie rotte operative, scegliendo tra deviazioni più lunghe e costose oppure transiti in aree considerate ad alto rischio.

Prospettive per il mercato dello shipping

L’insieme di questi fattori — deviazione delle rotte, aumento dei costi energetici, premi assicurativi più elevati e congestione nei porti — potrebbe mantenere le tariffe del trasporto marittimo su livelli sostenuti nel corso del 2026.

Paradossalmente, ciò avviene in una fase storica caratterizzata da una delle più ampie disponibilità di capacità navale della storia recente. Tuttavia, l’instabilità geopolitica e le limitazioni operative rischiano di ridurre in modo significativo l’effettiva capacità utilizzabile del sistema logistico globale.

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