Il 2026 si apre con un quadro complesso per il settore dello shipping, confermato da un sentimento generale che oscilla tra la fiducia moderata e la cautela strategica.
I principali report di settore – dallo ‘State of the North American Supply Chain Survey’ di Averitt alle analisi di Xeneta, World Ports Organization e Drewry – delineano scenari in cui la crescita dei volumi appare contenuta, mentre le pressioni geopolitiche e la sovracapacità strutturale impongono nuove modalità di pianificazione, con l’ormai onnipresente ‘ossessione’ per la previsione dei rischi e dei prossimi colli di bottiglia.
Nord America: fiducia senza entusiasmo
Il sondaggio Averitt, condotto su oltre 1.000 professionisti della supply chain nordamericana, riporta un sentimento di cauto ottimismo, con il 59% degli intervistati che prevede un aumento dei volumi: sebbene si tratti di percentuali positive – il 37% del campione si aspetta una generale stabilità e appena il 3,6% ipotizza un calo – è classificata come una delle previsioni meno ottimiste dell’ultimo decennio.
Il quadro che si delinea suggerisce che le aziende nordamericane non temano una vera recessione, ma che non si attendano nemmeno un boom.
È probabile che ciò sia dovuto al fatto che i rischi nell’operatività quotidiana rimangono elevati per l’esposizione a sobbalzi economici e geopolitici: più della metà dei rispondenti segnala, per altro, gli effetti negativi dei dazi imposti da Washington – e, reciprocamente, da Bruxelles e Pechino – sulle attività del commercio e dello Shipping intercontinentali, con un prevalere di strategie commerciali difensive.
Europa: prudenza in un quadro di pressione
Passando all’Europa, tra le aziende prevale una logica di prudenza, ma con sfumature diverse rispetto al Nord America. Secondo la società di analisi Xeneta, la crisi nel Mar Rosso e la diversificazione delle catene di approvvigionamento stanno portando le rotte a modificarsi strutturalmente, mentre, in contemporanea, la sovracapacità globale sta schiacciando le tariffe dei passaggi in stiva. La World Ports Organization rileva che nel 2025 i noli Shanghai–Europa (monitorati dallo Shanghai Containerized Freight Index o SCFIS, un’indice futures sull’export tra i due continenti basato su rotte selezionate) sono calati del 50% su base annua e per il 2026 si prevede un gap tra capacità e domanda del 4%.
Anche i report della società britannica Drewry confermano la pressione esercitata sullo Shipping dai circa 10 milioni di TEU di nuova capacità globale, in parte legata alla normalizzazione dei passaggi via Suez, in parte dalla crescita degli ordini di nuove navi, con la conseguente volatilità indotta dei prezzi e la riduzione dei margini.
Gli operatori europei non si attendono quindi un crollo dei volumi, ma nemmeno una ripresa significativa: vorrebbero piuttosto veder consolidato il mercato, unitamente ad una maggior efficienza delle rotte.
Confronto tra i mercati USA-UE
Ricapitolando, nel Nord America prevale un sentimento positivo ma contenuto, che ha per focus la gestione dei dazi e dei rischi operativi, mentre in Europa si registra una prudenza più marcata, che trova ragione d’essere nella sovracapacità e nel calo dei noli, cui fanno seguito strategie orientate alla resilienza.
Entrambe i mercati hanno come elemento comune il non avere alcuna aspettativa di crescita, accompagnata da una forte attenzione alla riduzione del margine di errore e ad una pianificazione difensiva, potremmo dire ‘di rimessa’.
Il 2026 si configura quindi come un anno di equilibrio sull’orlo dell’instabilità per lo Shipping. Nord America ed Europa condividono la consapevolezza che la domanda terrà, ma divergono nelle preoccupazioni specifiche: dazi e capacità limitata oltreoceano, sovracapacità e volatilità tariffaria nel Vecchio Continente.
Per gli esperti di logistica e spedizioni, la sfida sarà costruire strategie che non si basino su condizioni ideali, bensì su scenari realistici; a tal fine, assumeranno grande importanza glistrumenti di risk management e una maggiore integrazione dei dati lungo la supply chain.
Fonte Logisticanews
Febbraio 2026

