Nel contesto della policrisi globale, la logistica internazionale si sta ridefinendo lungo nuove direttrici strategiche. La rivalità emergente tra il Middle Corridor promosso dalla Turchia e il progetto IMEC sostenuto da Israele ed Emirati Arabi Uniti rappresenta una competizione geologistica destinata a incidere sui flussi commerciali ed energetici globali.
Eventi come il rischio di blocco dello Stretto di Hormuz o le tensioni nel Mar Rosso hanno evidenziato la vulnerabilità delle rotte tradizionali, accelerando la ricerca di alternative terrestri e multimodali. In questo scenario, le supply chain non sono più semplici strumenti operativi, ma diventano leve geopolitiche in grado di influenzare equilibri economici e politici su scala globale.
Il Middle Corridor: numeri, rotte e ambizioni turche
La strategia della Turchia si fonda sulla valorizzazione della propria posizione geografica, trasformandosi in hub tra Europa e Asia. Il Middle Corridor attraversa Anatolia, Caucaso e Asia Centrale, collegando Paesi chiave come Azerbaijan e Kazakistan e integrandosi con i progetti della Belt and Road Initiative.
I dati evidenziano una crescita significativa dei volumi: il traffico merci è aumentato di 2,5 volte nel 2022, raggiungendo 1,5 milioni di tonnellate, per poi crescere del 62% nel 2024 fino a 4,5 milioni di tonnellate, triplicando in due anni.
Oltre il 60% dei container trasportati riguarda merci cinesi dirette in Europa. La rotta consente tempi di transito tra Cina ed Europa di 10-14 giorni, significativamente inferiori rispetto alle rotte marittime tradizionali. Le previsioni indicano volumi fino a 11 milioni di tonnellate annue entro il 2030, consolidando il corridoio come alternativa strutturale.
Energia, infrastrutture e resilienza delle rotte
La forza del Middle Corridor risiede anche nella componente energetica. Attraverso il Bosforo transitano oltre 3,5 milioni di barili di petrolio al giorno, mentre l’oleodotto Baku-Ceyhan, lungo 1.700 km, trasporta fino a 1,2 milioni di barili verso il Mediterraneo. Il potenziale sviluppo del gasdotto Trans-Caspio, con una capacità stimata di 28 miliardi di metri cubi, rafforzerebbe ulteriormente il ruolo della Turchia come hub energetico. Tuttavia, il Middle Corridor non si propone come sostituto delle altre rotte, ma come infrastruttura complementare per diversificare i flussi. La resilienza delle supply chain dipende infatti dalla capacità di distribuire il rischio su più corridoi, riducendo l’esposizione a shock geopolitici e interruzioni logistiche.
IMEC e la competizione per il controllo dei flussi globali
Il progetto IMEC, sostenuto da Israele ed Emirati Arabi Uniti, si inserisce in questo scenario come alternativa strategica, con l’obiettivo di collegare India, Medio Oriente ed Europa attraverso una rete integrata di infrastrutture.
La competizione tra i due corridoi non è solo logistica, ma riguarda il controllo delle future direttrici commerciali e delle catene di approvvigionamento energetico.
La Turchia mira ad anticipare lo sviluppo di IMEC, consolidando il Middle Corridor come piattaforma operativa e politica.
In questo contesto, la logistica assume un ruolo centrale nella ridefinizione degli equilibri globali, trasformandosi da funzione operativa a strumento di potere strategico.
Fonte Logisticamente.it

