Il punto interessante per una società di trasporti internazionali non è tanto raccontare l’avanzata degli Houthi, quanto spiegare perché, nonostante il rischio geopolitico, una parte crescente della capacità container sta tornando sulla rotta Suez.
Sea-Intelligence rileva che nel settembre 2026 la normalizzazione delle rotte attraverso Mar Rosso/Suez sull’insieme dei traffici Asia-Europa ha raggiunto circa il 27%, con una differenza molto significativa tra i diversi corridoi: il ritorno è particolarmente evidente sui servizi collegati al Mediterraneo, mentre il Nord Europa procede più lentamente.
Freightos, nell’aggiornamento del 15 settembre, rileva invece che sulla rotta Asia-Nord Europa era stato ripristinato circa il 6% della capacità headhaul e il 30% del backhaul. Nello stesso aggiornamento segnala una diminuzione del 3% delle tariffe Asia-Nord Europa, a circa 4.300 dollari/FEU, e del 12% di quelle Asia-Mediterraneo, a circa 4.200 dollari/FEU.
Questi dati raccontano una dinamica interessante: il ritorno a Suez non significa necessariamente che il Mar Rosso sia diventato più sicuro.
Indica piuttosto che, per alcune rotte e in determinate condizioni di mercato, il vantaggio in termini di tempi di navigazione, capacità disponibile e costi può diventare abbastanza importante da spingere i vettori a riassumere parte del rischio operativo.
Ed è probabilmente questo il punto più interessante per chi deve organizzare trasporti internazionali: la scelta della rotta non è più soltanto una questione geografica, ma il risultato di un equilibrio continuamente aggiornato tra sicurezza, transit time, costo del bunker, disponibilità di capacità, congestione portuale e andamento dei noli.
Il Mediterraneo sembra muoversi prima del Nord Europa
I dati di Sea-Intelligence mostrano una differenza significativa tra i due principali corridoi europei. Nel mese di settembre la quota di capacità che passa attraverso il Mar Rosso è molto più elevata sui servizi Mediterraneo-Asia rispetto a quelli Nord Europa-Asia. Sea-Intelligence interpreta questo fenomeno anche alla luce della necessità dei carrier di riposizionare più rapidamente le navi verso i porti asiatici, dopo i problemi operativi e la congestione registrati negli hub del Far East.
Per gli operatori logistici questo può avere una conseguenza concreta: la normalizzazione dei servizi potrebbe non avvenire contemporaneamente su tutte le direttrici.
Il Mediterraneo potrebbe quindi beneficiare prima di una maggiore regolarità dei collegamenti, mentre il Nord Europa potrebbe continuare più a lungo a essere caratterizzato da una combinazione di servizi via Suez e servizi via Capo di Buona Speranza.
Noli in discesa, ma non ancora tornati alla normalità
Anche l’andamento dei noli sembra risentire del progressivo ritorno di capacità attraverso Suez.
Freightos segnala che, nell’ultima rilevazione disponibile, i prezzi Asia-Nord Europa sono diminuiti del 3%, mentre quelli Asia-Mediterraneo sono scesi del 12%. Tuttavia, le tariffe rimangono ancora significativamente superiori ai livelli precedenti alla peak season. Secondo Freightos, questo indica che la congestione e le perturbazioni operative continuano a influenzare il mercato, anche mentre aumentano i transiti attraverso il Mar Rosso.
Per le aziende che importano dall’Asia, quindi, la diminuzione dei noli non dovrebbe essere interpretata automaticamente come un ritorno alla normalità.
La variabile decisiva resta infatti la combinazione tra prezzo, disponibilità di spazio e affidabilità del servizio.
Il quadro che emerge è quello di un mercato nel quale le compagnie stanno progressivamente riaprendo una rotta che consente di recuperare tempi e capacità, senza che questo equivalga a una soluzione definitiva della crisi del Mar Rosso.
Per chi gestisce trasporti internazionali, questo significa che nei prossimi mesi sarà ancora fondamentale valutare le spedizioni caso per caso, considerando non soltanto il nolo, ma anche transit time, affidabilità della schedule, congestione nei porti di origine e destinazione e possibili variazioni della rotta durante il viaggio.
In altre parole, il ritorno a Suez non rappresenta ancora una vera normalizzazione: rappresenta una nuova fase di equilibrio tra rischio e convenienza economica.
Fonti
Sea-Intelligence / Freightos

