Quando si parla di tensioni nello Stretto di Hormuz si pensa subito al petrolio. In realtà da lì passa anche una quota fondamentale di gas naturale liquefatto (GNL), soprattutto quello esportato dal Qatar, che da solo copre circa il 20% del commercio globale di GNL.
Dopo recenti attacchi nelle aree vicine ai suoi principali siti produttivi, il Qatar ha deciso di sospendere temporaneamente parte della produzione di gas liquefatto. Una scelta che potrebbe avere effetti ben oltre il Medio Oriente.
Chi rischia di più
Non tutti i Paesi sono esposti allo stesso modo.
In Asia, economie come Pakistan, Taiwan e India dipendono in misura significativa dal gas proveniente dal Qatar. Ma anche l’Europa è coinvolta: diversi Stati membri acquistano quantità importanti di GNL qatarino.
L’Italia, in particolare, importa dal Qatar oltre il 10% del proprio fabbisogno di gas — una quota superiore alla media europea.
C’è poi un altro elemento da considerare: quanto il gas pesa sul totale dei consumi energetici di un Paese. In Italia il gas copre circa il 38% dei consumi complessivi. È una percentuale elevata, che rende il nostro sistema più sensibile a eventuali tensioni sul mercato internazionale.
Cosa sta succedendo ai prezzi
I mercati hanno reagito rapidamente. Nel giro di pochi giorni il prezzo all’ingrosso del gas in Europa è salito in modo significativo, arrivando a livelli che non si vedevano da tempo.
Perché questa reazione così forte?
Timore di una riduzione dell’offerta globale.
Competizione tra Europa e Asia per trovare fornitori alternativi.
Livelli di stoccaggio europei più bassi rispetto agli anni scorsi nello stesso periodo.
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Europa aveva aumentato in modo deciso le proprie riserve. Oggi la situazione è meno rassicurante: alcuni Paesi, come la Germania, hanno scorte particolarmente contenute, mentre l’Italia si trova in una posizione relativamente più solida.
Se la crisi dura a lungo
Le scorte possono aiutare nel breve periodo, ma non risolvono il problema se l’interruzione delle forniture dovesse protrarsi per mesi.
In uno scenario di crisi prolungata potremmo assistere a:
ulteriori aumenti dei prezzi;
maggiore pressione su famiglie e imprese;
difficoltà per i settori industriali ad alto consumo energetico.
Un effetto collaterale potrebbe essere anche un ritorno di competitività del gas russo sul mercato internazionale, proprio mentre l’Unione Europea punta a ridurre drasticamente le importazioni da Mosca nei prossimi anni.
Cosa ci insegna questa situazione
Questa vicenda mette in luce alcuni aspetti chiave:
La dipendenza globale dal GNL resta elevata.
La stabilità geopolitica è ancora un fattore determinante per i mercati energetici.
La diversificazione delle fonti e l’efficienza energetica non sono più solo obiettivi ambientali, ma anche economici e strategici.
Per le imprese, significa dover monitorare con attenzione l’evoluzione dei prezzi e pianificare scenari alternativi. Per i Paesi europei, è un ulteriore promemoria di quanto la sicurezza energetica sia centrale per la competitività.

