Export conserve di pomodoro: l’analisi del settore nel 2025

Il 2025 si è delineato come un anno di profonda trasformazione per l’industria globale del pomodoro da industria.

Nonostante una contrazione dell’output mondiale del 12% (sceso a circa 40,4 milioni di tonnellate), l’Italia ha confermato la propria resilienza produttiva, superando le 5,8 milioni di tonnellate. Questo risultato segna un incremento dell’11% rispetto al 2024 e dell’8% rispetto alla media dell’ultimo triennio, riportando il nostro Paese al secondo posto nella graduatoria mondiale, subito dopo gli Stati Uniti.

La leadership italiana nei mercati esteri

Secondo gli ultimi dati forniti da Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), l’Italia mantiene il primato globale come Paese esportatore.

La campagna 2024/2025 ha generato flussi verso l’estero per circa 4,7 milioni di tonnellate (in peso equivalente di pomodoro fresco), per un valore complessivo superiore ai 2,8 miliardi di euro.

Sebbene i volumi siano rimasti sostanzialmente stabili (-0,5%), si è registrata una flessione del valore complessivo dell’export pari all’8%, con un prezzo medio di vendita attestatosi a 0,6 euro/kg.

Composizione dell’Export per tipologia di prodotto:

Pomodori pelati e passate: rappresentano circa il 75% del valore totale.

Concentrati (12%-34% residuo secco): portano la quota complessiva al 95%.

Altri derivati: il restante 5% è suddiviso tra concentrati superiori al 34%, succhi e pomodori congelati.

Destinazioni e sfide globali

Le conserve italiane raggiungono oltre 180 Paesi, ma il cuore del mercato resta l’Europa: il 51% delle esportazioni è destinato alla UE, con la Germania che si conferma il primo mercato di sbocco, seguita da Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Austria e Giappone.

Tuttavia, lo scenario internazionale presenta nuove complessità. Per la prima volta in un decennio si osserva una decrescita congiunta di volumi e valori. Le cause principali sono da individuare in tre fattori critici:

Instabilità Geopolitica: i conflitti internazionali influenzano le rotte commerciali e la fiducia dei mercati.

Politiche Protezionistiche: l’introduzione di dazi, in particolare nel mercato statunitense, ha penalizzato i prodotti ad alto valore aggiunto come pelati, polpa e pomodorini.

Concorrenza Internazionale: la pressione di realtà produttive che operano con standard di sostenibilità e sicurezza qualitativa inferiori a quelli europei continua a immettere sul mercato prodotti a basso costo.

L’impegno per la qualità e la reciprocità

In questo contesto, la sfida per il futuro dell’industria italiana rimane la difesa dell’alta qualità e della sicurezza alimentare. Diventa sempre più centrale la richiesta di vincoli di reciprocità a livello comunitario, affinché tutti i prodotti immessi sul mercato debbano rispettare i medesimi rigidi standard etici e qualitativi che caratterizzano la produzione nazionale.

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