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Cambia l’economia globale: quali gli effetti sulla logistica

Dopo un anno di conflitto tra Russia e Ucraina, le tensioni con i principali paesi occidentali non accennano a diminuire e le ricadute negative sull’economia rischiano di diventare strutturali

A un anno dall’inizio del conflitto russo – ucraino sono sempre più evidenti gli effetti sull’economia.

Soprattutto le sanzioni contro la Russia hanno provocato distorsioni sul mercato globale e spinto a rapidi ed imprevisti mutamenti in importanti catene di approvvigionamenti, prime fra tutte quelle energetiche.

Dipendenza energetica e sanzioni 

Come è noto, ad inizio 2022 le forniture di gas naturale in Europa provenivano per il 38% (Fonte Eurostat) proprio dalla Russia attraverso il canale principale del Nord Stream 1 e la sua importanza era sancita dalla realizzazione di un secondo gasdotto gemello, il Nord Stream 2, non entrato mai in funzione per le crescenti tensioni con l’Occidente.

L’Europa, quindi, ha rappresentato negli anni il principale cliente di gas naturale per la Russia stessa con assorbimenti degli stati membri, Turchia esclusa, dell’ordine del 67% annuo (Fonte Gazprom).

Discorso analogo per quanto riguarda il petrolio, seppur con maggior eterogeneità in termini di dipendenza dei diversi stati.

Le sanzioni applicate nel corso di questo primo anno di guerra, sono andate quindi a colpire il commercio di idrocarburi, gas e petrolio, fondamentali per l’economia russa, riducendone le importazioni odierne in Europa a pochi punti percentuali.

Operazione che ha costretto sia l’Europa che la stessa Russia a trovare l’una altre fonti di approvvigionamento di cui solo il tempo potrà dimostrare la solidità e l’affidabilità, oltre che accelerare la realizzazione di strutture per lo sfruttamento di energie alternative, e l’altra nuovi paesi importatori in grado di assorbire quantitativi di prodotto equivalenti anche sul piano economico. 

Si pongono in questo quadro i rapporti commerciali intrapresi o rafforzati dalla Russia con Cina ed India, i cui ritorni, però, richiedono tempo per la realizzazione delle infrastrutture necessarie al trasporto del gas senza penalizzare troppo il prezzo.

Le ripercussioni sul trasporto marittimo

In ogni caso, negli ultimi dodici mesi il commercio globale non si è fermato cercando, e molto spesso trovando, vie alternative semplicemente non presidiate, come rilevato da Robert Bugbee, presidente di Scorpio Tankers.

Le maggiori compagnie di navigazione portacontainer, pur con qualche eccezione, hanno sospeso i servizi verso i porti russi praticamente dall’inizio delle ostilità e non sono tornate indietro nelle loro decisioni.

Su di esse ha pesato il rischio finanziario per le sanzioni derivanti dai controlli dei beni da trasportare, essendo proibiti tutti quei prodotti che potrebbero prestarsi ad un duplice uso, civile e militare, nonché i rischi operativi legati ai ritardi delle navi stesse.

In altri casi, ha giocato un aspetto morale ed il timore di essere percepiti sostenitori della Russia.

Tutto ciò non ha però impedito il trasporto dei container via camion, con transito attraverso il confine della Georgia, diretti da e per la Turchia e l’Armenia. Altri, secondo il New York Times, affluiscono in Russia attraverso Cina, Kazakistan e Bielorussia con quantitativi che non sembrano diversi da quelli prebellici.

Il mercato delle petroliere

Più negativi gli effetti della guerra sul mercato delle petroliere per le pesanti restrizioni al commercio del greggio e del gasolio, di cui, per entrambi, la Russia è il secondo esportatore mondiale.

L’UE ha infatti vietato le importazioni di greggio russo trasportato via mare da dicembre 2022 e dei prodotti petroliferi raffinati dalla Russia dal 5 febbraio 2023.

Limitazioni che hanno fortemente penalizzato le navi cisterna anche se è ancora troppo presto per definirne la misura.

Tuttavia, secondo quanto viene affermato da operatori del settore, la maggior parte dei carichi russi si va spostando su navi cisterna di “flotte ombra”, composte da navi di proprietà opache che operano al di fuori dei sistemi assicurativi e finanziari tradizionali occidentali.

Si riscontra anche la composizione di rotte più lunghe per avere autocisterne di maggiore capacità ed ottenere tariffe spot migliori. 

In pratica il greggio russo che prima delle sanzioni viaggiava a corto raggio verso l’Europa, ora compie tratte solo a lungo raggio verso la Cina e l’India. Diesel e gasolio compiono viaggi ancora più lunghi verso l’Africa e il Sud America, destinate a diventare le nuove mete chiave per i prodotti russi raffinati.

La tendenza è quella di un rimodellamento dei mercati marittimi globali.

Segnali di difficoltà 

L’economia russa, con il passare dei mesi, comincia ad accusare gli effetti delle sanzioni occidentali, relative all’export delle risorse energetiche perdendo l’importatore di maggior peso e redditività, quale l’Unione Europea.

Quest’ultima è infatti riuscita a ridurre drasticamente la dipendenza dagli idrocarburi russi sia in virtù di un grande sforzo collettivo sia per il contributo di un clima sufficientemente mite dei mesi invernali che ha fatto guadagnare tempo per la gestione e ricostituzione delle scorte.

Il risultato è stato anche quello di una discesa dei prezzi sia del gas che del petrolio, quest’ultimo quotato a sconto rispetto al Brent, al momento circa 30 $ in meno al barile (Fonte Sole 24Ore).

Questi deprezzamenti hanno un impatto negativo sulle entrate commerciali della Russia che deve sempre più affidarsi a paesi come la Cina, con il risultato però di finire per sancire una vera e propria futura dipendenza dal colosso orientale.

di Andrea Lombardo da Logistica

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