Italia–Serbia: scambi commerciali in crescita, nuove sfide per il trasporto su gomma

Nel 2025 l’interscambio tra i due Paesi ha raggiunto circa 5 miliardi di euro, con un incremento del 13%.

Macchinari, metalli, componentistica e beni industriali sostengono i flussi, mentre autorizzazioni, competitività dei vettori e gestione delle frontiere restano temi centrali per l’autotrasporto internazionale.

Un asse commerciale sempre più rilevante

La direttrice Italia–Serbia si conferma una delle relazioni commerciali da seguire con attenzione nell’Europa sud-orientale. La presenza di imprese italiane sul mercato serbo, i rapporti industriali consolidati e il ruolo della Serbia nelle catene di fornitura regionali alimentano una domanda di collegamenti logistici regolari tra i due Paesi.

Secondo i dati pubblicati da InfoMercatiEsteri, portale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nel 2025 l’interscambio commerciale tra Italia e Serbia ha raggiunto circa 5 miliardi di euro, in crescita del 13% rispetto al 2024.

Le esportazioni italiane verso la Serbia si sono attestate a circa 2,75 miliardi di euro, mentre le esportazioni serbe verso l’Italia hanno raggiunto 2,25 miliardi. L’Italia si conferma così il terzo partner commerciale della Serbia, a testimonianza della solidità dei rapporti economici bilaterali.

Per il settore logistico, questi numeri rappresentano un indicatore importante: l’intensità degli scambi alimenta la necessità di collegamenti affidabili per le merci dirette agli stabilimenti produttivi, ai magazzini e ai centri di distribuzione.

Quali merci alimentano i flussi?

La composizione degli scambi riflette la varietà delle relazioni industriali tra i due mercati. Tra le principali categorie esportate dall’Italia figurano prodotti metallurgici e articoli in metallo, macchinari e apparecchiature, prodotti tessili e della filiera della moda, articoli in gomma e plastica, prodotti chimici e beni alimentari.

Dal lato delle importazioni italiane dalla Serbia assumono rilievo, tra le altre categorie, i mezzi di trasporto, i prodotti metallurgici, l’abbigliamento, la componentistica e diversi beni destinati alla trasformazione industriale.

Questa articolazione genera esigenze di trasporto differenti: carichi completi per le forniture industriali, spedizioni groupage per le partite più contenute e collegamenti programmati per le aziende che lavorano con scorte ridotte e consegne frequenti.

La componente manifatturiera rende particolarmente importante la continuità del servizio. Ritardi nelle consegne, difficoltà nella pianificazione dei viaggi o tempi di attraversamento delle frontiere superiori alle attese possono incidere sull’organizzazione delle filiere produttive.

Il camion al centro della relazione logistica

Per le spedizioni tra Italia e Serbia, il trasporto su gomma offre flessibilità, collegamenti diretti e la possibilità di raggiungere stabilimenti e destinazioni non serviti in modo altrettanto capillare da altre modalità.

Il camion resta quindi uno strumento fondamentale per la gestione dei carichi completi e parziali, per le forniture industriali e per le consegne door-to-door. La sua efficacia dipende tuttavia dalla capacità di coordinare correttamente tempi di viaggio, disponibilità dei mezzi, formalità doganali e condizioni operative lungo l’itinerario.

La Serbia non appartiene all’Unione europea: le spedizioni richiedono pertanto un’attenta gestione delle formalità di esportazione e importazione. La documentazione commerciale e doganale deve essere predisposta in funzione della merce e della procedura applicabile; quando ne ricorrono i presupposti, il regime di transito comune può agevolare la movimentazione delle merci attraverso i Paesi aderenti.

Per gli operatori, pianificare correttamente la documentazione prima della partenza è essenziale per limitare le soste non previste e mantenere sotto controllo i tempi complessivi della spedizione.

Le questioni aperte per l’autotrasporto internazionale

La crescita degli scambi non elimina le criticità operative. Al contrario, l’aumento dei flussi rende ancora più importante il corretto funzionamento del mercato dei trasporti e la disponibilità di capacità di carico.

Un confronto significativo si è svolto il 26 febbraio 2026 a Belgrado, durante la riunione della Commissione mista Italia-Serbia sul trasporto internazionale delle merci, alla quale hanno partecipato anche rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e di ANITA.

Tra i temi affrontati figurano la competitività tra vettori, le autorizzazioni al trasporto internazionale, la digitalizzazione dei contingenti e le difficoltà operative che interessano i conducenti serbi in relazione alle regole di ingresso e permanenza nello spazio Schengen.

Secondo quanto riferito da ANITA, la movimentazione delle merci tra i due Paesi è svolta in larga parte da vettori serbi e di Paesi terzi, mentre le imprese italiane hanno una presenza più contenuta, anche per effetto dei maggiori costi operativi. Il confronto ha quindi posto l’accento sulla necessità di condizioni competitive equilibrate e di una maggiore collaborazione tra gli operatori dei due Paesi.

Un altro tema riguarda lo sviluppo di soluzioni intermodali, in particolare ferroviarie, che possano integrare il trasporto stradale su determinate direttrici. Per alcune tipologie di merce e su distanze compatibili, l’integrazione tra modalità può offrire alternative organizzative, mantenendo alla strada un ruolo essenziale nella raccolta, nella distribuzione e nelle consegne finali.

Un mercato da monitorare anche nel 2026

L’andamento del 2025 e il confronto istituzionale avviato nel 2026 confermano l’importanza del collegamento Italia–Serbia per il trasporto internazionale.

Per le imprese di autotrasporto e logistica, le opportunità non dipendono soltanto dall’evoluzione dei volumi commerciali. Contano anche la capacità di gestire le formalità doganali, la disponibilità di vettori, la conoscenza delle procedure applicabili e l’affidabilità dei tempi di consegna.

In una rete produttiva europea sempre più interconnessa, la Serbia rappresenta un mercato di interesse per chi opera lungo le direttrici tra l’Italia, i Balcani occidentali e l’Europa sud-orientale. La crescita degli scambi rafforza quindi l’esigenza di servizi di trasporto flessibili, competitivi e capaci di garantire continuità alle catene di approvvigionamento.

Fonti: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, InfoMercatiEsteri – scheda Serbia; ANITA, aggiornamento sulla Commissione mista Italia-Serbia del 26 febbraio 2026.

Questo elemento è stato inserito in News. Aggiungilo ai segnalibri.