Dalla porta di Gorizia verso Slovenia, Croazia, Serbia e gli altri Paesi dell’area balcanica, il trasporto su gomma continua a essere un elemento fondamentale per gli scambi commerciali tra Italia ed Europa sud-orientale.
C’è un punto, nel Nord-Est italiano, dove la geografia del trasporto internazionale diventa particolarmente evidente: il confine di Gorizia dove ha sede Mattia Winkler S.p.A.
Da qui la Slovenia è a pochi chilometri e, attraverso la rete autostradale, si aprono le direttrici verso Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Macedonia del Nord e Albania.
Otto Paesi, realtà economiche e infrastrutturali differenti, ma collegati da una rete nella quale il camion continua ad avere un ruolo centrale.
Una rete, non una sola rotta
Parlare di “traffico Italia-Balcani” significa in realtà parlare di molte rotte diverse.
La Slovenia rappresenta una delle principali porte di accesso all’Europa sud-orientale. La Croazia collega l’area adriatica con l’interno della penisola, mentre la Serbia, con Belgrado, costituisce uno dei principali nodi terrestri della regione.
Da queste direttrici si sviluppano poi i collegamenti verso Bosnia-Erzegovina e Montenegro e, più a sud, verso Kosovo, Macedonia del Nord e Albania.
Le differenze tra i Paesi sono importanti anche dal punto di vista logistico. Slovenia e Croazia fanno parte dell’Unione europea; per gli altri mercati entrano invece in gioco sistemi doganali e procedure differenti.
Per chi organizza un trasporto internazionale, questo significa che la distanza non si misura soltanto in chilometri. Si misura anche in tempi di transito, affidabilità e prevedibilità.
Perché la gomma rimane protagonista
In un momento nel quale si parla molto di ferrovia e intermodalità, il trasporto stradale continua a essere la modalità più utilizzata lungo il corridoio europeo che collega Italia e Balcani occidentali.
La Commissione europea, nell’ambito della rete TEN-T, individua infatti il Western Balkans–Eastern Mediterranean Corridor, che collega Italia, Slovenia e Croazia ai Balcani occidentali e prosegue verso Grecia e Mediterraneo orientale. La strada rimane la modalità dominante, mentre la rete ferroviaria presenta ancora diverse criticità. Il motivo è soprattutto la flessibilità.
Il camion raggiunge direttamente stabilimenti e magazzini, permette di gestire carichi molto diversi e può adattarsi rapidamente alle esigenze del cliente.
Per molte relazioni internazionali, soprattutto quando la destinazione finale non è servita direttamente dalla ferrovia, questa flessibilità resta difficile da sostituire.
Cosa viaggia lungo queste strade
Dietro il traffico dei camion ci sono filiere produttive sempre più integrate.
Macchinari, componentistica, semilavorati, metalli, prodotti chimici, alimentari, tessili e beni di consumo attraversano quotidianamente le frontiere in entrambe le direzioni.
Una parte degli scambi è legata infatti non soltanto alla vendita di prodotti finiti, ma alla distribuzione internazionale dei processi produttivi.
Un componente può partire dall’Italia, essere lavorato nei Balcani e proseguire poi verso un altro mercato europeo. Oppure un prodotto realizzato nei Balcani può essere destinato all’industria italiana.
Il camion diventa così il collegamento fisico tra imprese che spesso fanno parte della stessa filiera, anche quando sono separate da centinaia di chilometri.
I dati più recenti dell’Annuario Istat-ICE, riferiti al 2025, confermano la rilevanza dell’interscambio italiano con i Paesi dell’area e permettono di analizzarne l’evoluzione Paese per Paese.
Il confine e il valore del tempo
Per un trasporto internazionale, però, non conta soltanto arrivare. Conta sapere quando si arriverà.
Un camion fermo significa un mezzo che non produce, un autista che deve comunque essere retribuito e, potenzialmente, una consegna che rischia di subire ritardi.
All’interno dell’Unione europea la libera circolazione delle merci rende i collegamenti con Slovenia e Croazia relativamente semplici. Quando la destinazione è Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Albania, Macedonia del Nord o Kosovo, la componente doganale diventa invece parte integrante della pianificazione.
È uno dei motivi per cui, nella logistica, la rotta più breve non è necessariamente quella più efficiente. Spesso è più importante una rotta prevedibile.
Non solo autostrade
Un corridoio logistico efficiente non è fatto soltanto di chilometri di autostrada. Servono aree di sosta sicure, servizi per gli autisti, distributori, officine, sistemi di pagamento e informazioni affidabili sul traffico.
La Commissione europea ha evidenziato proprio la carenza di parcheggi sicuri per i camion lungo diverse direttrici europee, una criticità particolarmente rilevante anche nell’area sud-orientale.
Sono elementi che incidono direttamente sulla qualità del trasporto e sul rispetto dei tempi di guida e riposo. Per questo la competitività di una rotta non dipende soltanto dalla velocità con cui il camion può percorrerla, ma dalla qualità dell’intera infrastruttura che la sostiene.
Un corridoio destinato a crescere
Gli investimenti europei e nazionali stanno progressivamente migliorando le connessioni tra Italia, Europa centrale e Balcani.
La rete TEN-T punta a rendere più efficienti i collegamenti stradali, ferroviari e portuali e a integrare progressivamente i Paesi dei Balcani occidentali nella rete europea dei trasporti.
Anche la sostenibilità cambierà il modo di trasportare le merci.
Il camion del futuro sarà probabilmente più efficiente, meno emissivo e sempre più integrato con sistemi digitali e, dove possibile, con ferrovia e trasporto marittimo.
Ma questo non significa che la strada perderà necessariamente la propria centralità. Significa piuttosto che dovrà diventare più efficiente, più sicura e più sostenibile.
Gorizia, un punto di osservazione privilegiato
Per chi opera nelle spedizioni internazionali, da Gorizia, come Mattia Winkler S.p.A, i Balcani non sono una semplice area geografica sulla carta.
Sono una rete di destinazioni, clienti, fornitori, autostrade, valichi e percorsi che ogni giorno collegano l’economia italiana a quella dell’Europa sud-orientale.
Ed è proprio questa la caratteristica più interessante di questo mercato.
Gli scambi crescono, le filiere produttive si internazionalizzano e le infrastrutture si trasformano. Ma, alla fine, tutto deve passare attraverso una strada.
E finché le imprese avranno bisogno di flessibilità, capillarità e consegne porta a porta, il camion continuerà a essere uno dei protagonisti del rapporto economico tra Italia e Balcani.

