L’avanzata degli Houthi lungo la costa yemenita aumenta i rischi per una delle principali rotte marittime ed energetiche tra Asia ed Europa.
La situazione nel Mar Rosso torna a destare forte preoccupazione per il commercio internazionale.
Dopo la conquista di Mocha, le forze Houthi hanno rafforzato la propria presenza lungo la costa occidentale dello Yemen, estendendosi verso aree strategiche come l’isola di Perim, all’ingresso dello stretto di Bab el-Mandeb, e le isole Hanish.
Bab el-Mandeb rappresenta uno dei principali chokepoint del commercio mondiale.
Secondo la U.S. Energy Information Administration (EIA), nel secondo trimestre 2026 vi sono transitati mediamente circa 8,1 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi. Un’ulteriore escalation potrebbe quindi avere conseguenze significative sui flussi energetici e sul trasporto containerizzato tra Asia, Medio Oriente ed Europa.
Per gli operatori marittimi, il rischio principale è un nuovo ricorso generalizzato alla circumnavigazione dell’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza, con aumento di tempi di transito, consumi, costi assicurativi e noli.
Al momento, tuttavia, il traffico nel Mar Rosso non risulta completamente interrotto: alcuni grandi operatori stanno valutando il progressivo ripristino dei servizi attraverso Suez sulla base dell’evoluzione del rischio.
La crisi si inserisce inoltre in un quadro regionale già segnato dalle tensioni nello stretto di Hormuz. Anche le infrastrutture petrolifere saudite che collegano i giacimenti orientali ai terminali sul Mar Rosso sono state interessate da attacchi, riducendo le alternative disponibili per le esportazioni.
Particolare attenzione è rivolta al possibile ruolo dell’Iran.
Secondo fonti citate da Reuters, Teheran avrebbe fornito agli Houthi armamenti e supporto operativo; l’Iran nega tuttavia di controllarne direttamente le operazioni.
Per shipping e supply chain, l’evoluzione della crisi impone quindi un monitoraggio costante. L’eventuale trasformazione di Bab el-Mandeb in un punto di passaggio stabilmente ad alto rischio potrebbe ripercuotersi su tempi di consegna, costi logistici, disponibilità di capacità e prezzi dell’energia.
Fonti: Reuters; Associated Press; U.S. Energy Information Administration (EIA); International Energy Agency (IEA); International Maritime Organization (IMO); European External Action Service (EEAS).

