Carenza autisti: l’Europa punta sulla mobilità internazionale

IRU studia percorsi legali per formare e reclutare conducenti professionali da Paesi extra UE e contrastare la carenza di autisti.

La carenza autisti non è più un problema temporaneo del mercato del lavoro, ma una delle principali sfide per il settore dell’autotrasporto a livello internazionale.

Secondo le più recenti stime di IRU, nel mondo mancano circa 2,9 milioni di conducenti di camion, pari all’11% della forza lavoro complessiva. In Europa la situazione è particolarmente critica: nel 2025 i posti vacanti hanno raggiunto quota 502.000, equivalenti al 13% della forza lavoro.

Le conseguenze sono già concrete per le imprese di trasporto. Due operatori europei su tre dichiarano infatti di essere costretti a rifiutare nuovi contratti perché non riescono a trovare un numero sufficiente di autisti professionali.

Reclutare in patria non è sufficiente

La prima risposta alla carenza autisti deve continuare a essere il reclutamento a livello nazionale.

Per rendere la professione più attrattiva è necessario favorire l’ingresso di giovani e donne, migliorare le condizioni di lavoro, la formazione, le aree di parcheggio e l’equilibrio tra vita professionale e privata.

Tuttavia, secondo IRU, il divario demografico è troppo ampio perché queste misure possano essere sufficienti da sole.

In Europa l’età media degli autisti di camion è di 48 anni, mentre soltanto il 5% dei conducenti ha 24 anni o meno. Inoltre, circa il 20% degli attuali autisti dovrebbe andare in pensione nei prossimi cinque anni.

L’Europa guarda alla mobilità internazionale

Per rispondere alla domanda di conducenti professionali, l’Europa sta già facendo ricorso ad autisti provenienti dall’estero.

Quasi un autista di camion su tre impiegato dagli operatori europei intervistati è di origine straniera. Tra quelli per i quali è stata identificata l’origine, il 37% proviene da Paesi al di fuori dell’Unione europea.

Il tema, quindi, non è più stabilire se il reclutamento internazionale continuerà a crescere, ma capire come renderlo efficace, regolare e sostenibile.

Formazione e qualifiche al centro dei percorsi legali

Il reclutamento di un autista professionale oltre confine è più complesso di un semplice incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Le patenti di guida potrebbero non essere riconosciute automaticamente e le qualifiche professionali possono non essere equivalenti a quelle richieste nell’Unione europea. In questi casi sono necessari percorsi di formazione aggiuntivi per raggiungere gli standard previsti.

A questo si aggiungono le procedure per visti e permessi di lavoro, che possono essere complesse e richiedere tempi lunghi.

Per le imprese di autotrasporto è quindi fondamentale avere la certezza che i conducenti rispettino gli standard professionali richiesti. Gli autisti, a loro volta, hanno bisogno di un percorso trasparente verso un’occupazione regolare e tutelata.

Per questo IRU sostiene la creazione di percorsi di mobilità legale capaci di collegare reclutamento, formazione, certificazione delle competenze, occupazione e integrazione, garantendo al tempo stesso la tutela dei lavoratori.

Il progetto STEER2EU

Uno dei punti di partenza di questo lavoro è il progetto STEER2EU, coordinato da IRU su richiesta della Commissione europea.

Lo studio ha analizzato le difficoltà pratiche legate all’impiego di autisti professionali di camion e autobus provenienti da Paesi extra UE, prendendo in considerazione 20 Paesi non appartenenti all’Unione europea.

STEER2EU ha individuato le principali lacune relative alle qualifiche professionali e ha mappato gli ostacoli legali e amministrativi che devono affrontare sia i conducenti sia gli operatori europei.

L’obiettivo è fornire elementi concreti per future riforme delle politiche sulla mobilità dei lavoratori, evitando di dare per scontato che il reclutamento internazionale possa essere semplicemente ampliato utilizzando gli attuali sistemi.

Dall’analisi ai corridoi di mobilità

Il passo successivo consiste nel trasformare l’analisi in veri e propri percorsi di mobilità internazionale.

IRU partecipa al progetto Skilled Driver Mobility for Europe II, SDM4EU II, che sta sperimentando percorsi di mobilità legale tra Marocco e Italia e tra Egitto e Romania.

Il progetto prevede la formazione di autisti professionali in Egitto e Marocco. I conducenti interessati potranno successivamente essere supportati nell’inserimento lavorativo presso imprese di trasporto in Italia e Romania, secondo principi di reclutamento etico.

SDM4EU II punta inoltre a rafforzare le competenze dei team di formazione nei Paesi di origine, creando capacità che possano rimanere a disposizione dei sistemi formativi locali anche nel lungo periodo.

Un percorso dalla formazione all’occupazione

Il progetto ha un’impostazione concreta e accompagna i conducenti attraverso diverse fasi: selezione dei candidati, formazione tecnica e linguistica, incontro con le imprese, mobilità legale, supporto all’integrazione e, infine, inserimento e permanenza nel mondo del lavoro.

L’obiettivo non riguarda soltanto i due corridoi attualmente interessati dal progetto. L’esperienza maturata potrà contribuire alla definizione di un modello replicabile per future partnership dedicate alla mobilità degli autisti professionali.

SDM4EU II è cofinanziato dall’Unione europea e affidato dall’International Centre for Migration Policy Development attraverso il Migration Partnership Facility. Il progetto è coordinato da GOPA PACE, con AASTMT, Soleterre e ICAR Foundation come co-beneficiari. IRU partecipa come partner tecnico per gli standard di formazione e le attività di advocacy.

Una possibile soluzione alla carenza di autisti

La carenza autisti non può essere affrontata semplicemente spostando forza lavoro da un Paese all’altro.

Secondo l’impostazione promossa da IRU, la mobilità qualificata deve creare benefici per entrambi i Paesi coinvolti. Nei Paesi di origine, gli investimenti nella formazione possono rafforzare le competenze professionali e le opportunità occupazionali. Non tutti i conducenti formati devono necessariamente trasferirsi all’estero: il rafforzamento delle strutture formative può infatti produrre benefici duraturi anche a livello locale.

Per i Paesi che devono affrontare una forte domanda di conducenti, invece, questi percorsi permettono di ampliare il bacino di autisti qualificati e aiutare le imprese a mantenere operativi camion, autobus e altri mezzi destinati al trasporto di persone e merci.

Se progettata nel rispetto delle regole e dei diritti dei lavoratori, la mobilità internazionale degli autisti può quindi trasformare due criticità del mercato del lavoro in un’opportunità condivisa per il settore dei trasporti.

Fonte: IRU

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