I dati relativi al primo semestre 2026 confermano un’evoluzione ormai evidente nel panorama portuale asiatico: la Cina continentale continua a consolidare la propria posizione come principale piattaforma logistica mondiale, mentre Hong Kong e Taiwan registrano un progressivo ridimensionamento del loro ruolo nei traffici containerizzati.
Per spedizionieri, operatori logistici e aziende impegnate nel commercio internazionale, questi numeri rappresentano un indicatore significativo delle trasformazioni in corso nelle catene di approvvigionamento globali.
La Cina continentale continua a crescere
Nel periodo gennaio-giugno 2026 i terminal gestiti da China Merchants Ports nella Cina continentale hanno movimentato oltre 56 milioni di TEU, con una crescita superiore al 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato conferma la capacità del sistema logistico cinese di sostenere volumi elevati nonostante il rallentamento di alcune economie occidentali e la persistente incertezza del commercio internazionale.
Alla base di questa crescita vi sono diversi fattori:
il mantenimento di una solida base manifatturiera destinata all’export; gli investimenti continui nelle infrastrutture portuali; l’integrazione tra porti marittimi, rete ferroviaria e trasporto fluviale; la crescente automazione dei terminal e la digitalizzazione dei processi operativi.
Negli ultimi anni la Cina ha inoltre rafforzato la propria competitività sviluppando grandi cluster logistici lungo le principali aree costiere, dal Delta del Fiume delle Perle allo Yangtze River Delta, aumentando la capacità di attrarre servizi diretti delle principali compagnie di navigazione.
Il peso strategico della Greater China
L’insieme dei terminal situati nella cosiddetta Greater China continua a rappresentare circa tre quarti dell’intero traffico movimentato dal gruppo China Merchants Ports.
Questa concentrazione conferma come il mercato domestico cinese rimanga il principale motore di sviluppo dell’operatore, sostenuto sia dalla domanda interna sia dal ruolo della Cina come principale hub manifatturiero mondiale.
Per gli operatori della supply chain internazionale ciò significa poter contare su una rete portuale sempre più efficiente, caratterizzata da elevata capacità operativa, tempi di sosta ridotti e collegamenti intermodali sempre più sviluppati.
Hong Kong continua a perdere centralità
Se la Cina continentale cresce, Hong Kong prosegue invece una tendenza negativa ormai consolidata.
Negli ultimi anni numerosi servizi di linea hanno progressivamente privilegiato gli scali della Cina meridionale, in particolare Shenzhen, Guangzhou e Nansha, oggi in grado di offrire capacità elevate, infrastrutture moderne e costi operativi più competitivi.
La conseguenza è una graduale riduzione del traffico di transhipment che per decenni aveva rappresentato il principale punto di forza del porto di Hong Kong.
L’evoluzione delle grandi alleanze armatoriali, che privilegiano collegamenti sempre più diretti verso i principali porti continentali, continua inoltre a ridurre il vantaggio competitivo storico dello scalo.
Taiwan registra il calo più marcato
Ancora più significativa appare la contrazione registrata dai terminal taiwanesi.
La diminuzione dei volumi è riconducibile a una combinazione di elementi: minore domanda di servizi di transhipment; riallocazione di alcune rotte verso altri hub asiatici; revisione delle strategie operative delle compagnie di navigazione; crescente attenzione degli operatori ai fattori geopolitici nell’Asia-Pacifico.
Pur senza determinare cambiamenti immediati nella rete marittima regionale, tali dinamiche suggeriscono una progressiva ridefinizione degli equilibri logistici nell’area.
Le implicazioni per spedizionieri e supply chain
Per imprese esportatrici, importatori e operatori logistici internazionali, questi trend possono tradursi in modifiche concrete nella pianificazione dei trasporti.
L’aumento dei volumi nei porti della Cina continentale rafforza la disponibilità di servizi diretti, migliora le economie di scala e consolida il ruolo dei principali gateway cinesi come punti di accesso privilegiati ai mercati internazionali.
Parallelamente, il ridimensionamento di Hong Kong e Taiwan potrebbe determinare una revisione delle rotte di transhipment, con possibili effetti sui tempi di transito, sulla distribuzione delle capacità navali e sulla configurazione dei servizi oceanici.
Uno scenario destinato a consolidarsi
Le tendenze osservate nel primo semestre 2026 sembrano confermare un cambiamento strutturale piuttosto che una semplice variazione congiunturale.
La Cina continentale continua infatti a investire nello sviluppo di terminal automatizzati, nella digitalizzazione delle operazioni portuali e nell’integrazione con le reti ferroviarie nazionali e con i corridoi logistici della Belt and Road Initiative.
Per il settore della logistica internazionale questo significa operare in uno scenario nel quale i grandi porti della mainland cinese rafforzeranno ulteriormente la propria centralità, mentre gli hub tradizionali dovranno ridefinire il proprio posizionamento competitivo all’interno delle future reti del trasporto marittimo globale.
Per gli spedizionieri internazionali diventa quindi fondamentale monitorare l’evoluzione delle rotazioni navali e dei servizi diretti, così da individuare le soluzioni più efficienti in termini di tempi di transito, costi logistici e affidabilità della supply chain.

