Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano a incidere in modo significativo sul trasporto marittimo internazionale. Secondo i dati diffusi da Clarksons Research, il numero di navi in transito attraverso il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz ha registrato una marcata diminuzione negli ultimi giorni, con inevitabili ripercussioni sui mercati energetici e sul settore dello shipping.
Nel tratto di Bab el-Mandeb, porta d’accesso al Mar Rosso, il traffico è sceso a circa 31 navi al giorno tra il 25 e il 26 luglio, pari a circa la metà della media registrata nel secondo trimestre dell’anno.
La flessione interessa in particolare le petroliere VLCC, il cui numero di attraversamenti si è ridotto sensibilmente dopo i recenti annunci degli Houthi contro il traffico mercantile saudita e i successivi episodi di sicurezza verificatisi nell’area.
La riduzione dei transiti sta contribuendo a sostenere i noli delle petroliere.
Gli operatori del settore stanno infatti affrontando rotte più lunghe e costi operativi crescenti, soprattutto per le spedizioni dirette verso i mercati asiatici, che potrebbero richiedere la circumnavigazione del Capo di Buona Speranza qualora le principali rotte attraverso il Mar Rosso risultassero non percorribili.
Anche nello Stretto di Hormuz la situazione rimane critica.
I passaggi di navi cisterna risultano molto inferiori ai livelli abituali, mentre il volume di greggio esportato attraverso il Golfo Persico è diminuito sensibilmente rispetto ai valori registrati nelle settimane precedenti. Ancora più marcata la contrazione nel comparto del gas naturale liquefatto, dove i transiti risultano pressoché assenti negli ultimi giorni.
L’instabilità nell’area sta spingendo governi e compagnie energetiche a valutare soluzioni infrastrutturali alternative per ridurre la dipendenza dai principali chokepoint marittimi.
Tra queste figurano nuovi oleodotti e sistemi di bypass che, secondo le stime di Clarksons Research, potrebbero portare la capacità di esportazione complessiva da circa 8 a 17 milioni di barili al giorno qualora tutti i progetti previsti venissero completati.
Per il settore logistico internazionale lo scenario rimane particolarmente delicato.
L’eventuale prolungamento delle tensioni potrebbe determinare un ulteriore incremento dei tempi di transito, una riduzione della disponibilità di naviglio sulle principali rotte commerciali e un aumento dei costi di trasporto. Questi fattori rischiano di incidere sull’intera supply chain globale, con possibili ripercussioni sulle attività di importazione ed esportazione e sulla volatilità dei prezzi dell’energia e delle materie prime.
Le prossime settimane saranno determinanti per comprendere se il rallentamento dei traffici rappresenti una fase temporanea o l’inizio di una più profonda riorganizzazione delle rotte energetiche mondiali.
Fonte: elaborazione su dati Clarksons Research, riportati da Supply Chain Italy (28 luglio 2026).

